
Un responsabile del personale per 50 Persone sarebbe un lusso.
Me lo ha detto un imprenditore manifatturiero, seduto nel suo ufficio, in un’azienda che costruisce macchine e le vende in mezzo mondo: 14 milioni di fatturato, due fratelli dentro le stesse stanze da oltre 20 anni.
Se hai meno di 30 dipendenti, questo forse non è ancora il tuo problema principale. Se ne hai tra i 30 e i 150, con almeno un livello di responsabili tra te e il reparto, continua a leggere.
Quelle 50 Persone costano € 2,95 milioni l’anno. È la voce più grande del suo conto economico dopo i materiali ed è anche l’unica senza un responsabile diretto.
Alla fine di questa pagina sai fare due conti semplici: quanto ti costa non avere nessuno che si occupi dei tuoi dipendenti e quanto tempo tuo ci stai già mettendo dentro.
5 cose che succedono mentre pensi che sia colpa dei dipendenti
Anche da te le paghe le fa uno studio esterno, un’azienda specializzata o l’associazione di categoria. In amministrazione c’è qualcuno che quadra le presenze e trasmette i dati. Credi di essere a posto.
Né lo studio né chi quadra le presenze decide chi cresce, chi guadagna di più e in base a cosa. Quelle decisioni restano sul tuo tavolo.
Alle 8:30 e sei già in azienda. Il primo che ti intercetta è il responsabile di produzione che ha bisogno di sapere se può spostare una Persona dalla commessa importante a quella urgente. Gli rispondi. Alle 9:10 ne hai già risolte due e nessuna di loro era tua.
- Passi la giornata dentro l’operatività. A sera hai lavorato più di chiunque altro e non hai deciso niente che conti per il prossimo anno.
- Le decisioni tornano tutte sul tuo tavolo. Anche quelle che avevi assegnato.
- L’iniziativa non parte. Aspettano il tuo via libera anche quando il via libera non serve.
- Le assenze arrivano sempre nella settimana delle consegne.
- Hai la sensazione di tirare la tua squadra invece di guidarla.
Nessuna di queste cose ti sta facendo perdere soldi oggi. Nessuna finisce in un cedolino. Nessuna compare in un indice di bilancio. Se le raccontassi al tuo commercialista ti direbbe che l’azienda va bene, perché l’azienda va bene davvero.
Tutte insieme producono una cosa sola: la sera vai a casa stanco senza un risultato che ti gratifichi.
Il pompiere corre tutto il giorno. La sera l’incendio è spento, ma nessuno ha costruito niente che resti.
Le Persone non sono il problema. È il sistema che dice cosa gli conviene fare
In un’azienda di queste dimensioni, quando qualcosa non funziona, la prima domanda che gira nei corridoi è sempre la stessa: «di chi è la colpa?» È la domanda sbagliata. È sbagliata per una ragione pratica: non sposta il risultato di un millimetro.
Guarda cosa premia oggi la tua azienda.
Chi chiede l’aumento lo ottiene, perché non vuoi perderlo.
Chi lavora bene e sta zitto resta fermo. Dopo 2 anni tutti hanno imparato la regola: qui si ottiene chiedendo, non facendo. Le Persone che hai perso e non volevi perdere se ne sono andate quando hanno capito il criterio, molto prima che per una questione di soldi.
Forse anche tu dici che la tua porta è sempre aperta. Prova a contare: nell’ultimo anno, quante richieste di aumento sono passate da quella porta e quante segnalazioni di un problema?
Lo stesso vale in reparto. Il capo che addestra un secondo operatore sulla fase critica si ritrova con più lavoro e con una Persona che tu adesso puoi spostare dove serve. Quello che non insegna niente a nessuno resta l’unico a saper fare quel pezzo. Nessuno gli chiede mai nulla.
Al contrario, riconosci chi fa crescere qualcuno e scrivi i criteri per crescere, uguali per tutti. Nel giro di pochi mesi le stesse Persone si comportano in modo diverso. Non sono cambiate loro. È cambiato quello che conviene fare.
Nessuno ha deciso che dovesse funzionare così. È successo, un caso alla volta, per 20 anni. Ogni singola decisione, presa da sola, era ragionevole: dare l’aumento a chi minacciava di andarsene ti ha evitato di perderlo, lasciare quella fase in mano a uno solo era più veloce che addestrare un secondo. Sommate, quelle decisioni hanno scritto un regolamento che nessuno ha mai letto e che tutti applicano.
9 volte su 10 non hai un problema di Persone. Hai un sistema che nessuno ha progettato.
Amministrare le paghe non è governare i comportamenti
Il cedolino non decide niente. Registra il passato.
Un livello, un superminimo, un passaggio di categoria, un premio: quando arrivano in busta paga sono decisioni che qualcuno ha già preso, in qualche momento, con qualche criterio. Il consulente del lavoro le traduce. Fanno il loro mestiere. In genere lo fanno bene.
Governare i comportamenti è il mestiere di prendere quelle decisioni prima. Con criteri scritti, chiari per tutti.
Nella tua azienda c’è chi decide cosa comprare, chi decide come produrre, chi decide a chi vendere. Sulle Persone decidono un po’ tutti, te compreso, quando capita, mentre fate altro. In pratica, non decide nessuno. Guarda l’organigramma: non c’è una casella dedicata al responsabile del personale. La casella per l’ufficio del personale, in un modo o nell’altro, ce l’hai; quella per chi se ne prende la responsabilità no.
Nelle imprese fino a 150 dipendenti di solito nessuno fa il responsabile del personale a tempo pieno. Sta un po’ su di te, un po’ sui capireparto, un po’ sull’amministrazione, un po’ su chi elabora le paghe. Ovvero su nessuno.
Cosa è successo in una manifattura di 50 Persone
Torniamo all’imprenditore del “lusso”.
Quel giorno mi aveva anche detto un’altra cosa: «Non mi serve un responsabile del personale. Mi servono 6 Persone in più in produzione.» Poi, 20 minuti dopo, nella stessa conversazione, parlando di un capo reparto: «È qui da 15 anni. Cosa vuoi farci.»
Mentre cerca 6 Persone sul mercato, ne ha una in casa da 15 anni che nessuno ha mai pensato di far crescere.
L’azienda sta bene. Costruisce macchine per clienti internazionali, ha attraversato 20 anni e 3 crisi senza mandare via nessuno. Il titolare lo dice con orgoglio: «Io non licenzio nessuno.» Le paghe le elabora l’associazione di categoria, in amministrazione c’è una Persona che quadra le presenze e trasmette i dati. Non c’è nessun percorso di crescita scritto. Chi cresce, cresce perché il suo responsabile ci ha messo del proprio.
Poi c’è il fatto nuovo. Per l’anno prossimo hanno già venduto 3 milioni in più. Sono ordini firmati, non previsioni.
Il primo giorno che sono entrato ho chiesto al responsabile della carpenteria chi altro, oltre a lui, sapeva impostare una certa macchina. Mi ha risposto: «Nessuno, ma io non manco mai.» Gli ho chiesto quando era andato in ferie l’ultima volta. Mi ha detto: «2 anni fa. Comunque ero reperibile.»
Il titolare era presente. Ha commentato che è uno in gamba. Ha ragione. È una Persona in gamba che l’azienda sta consumando. Il giorno in cui si ammala ferma tutte le commesse.
Di situazioni così ne abbiamo trovate 3 solo nella prima settimana.
Poi è arrivato il fatturato nuovo.
1- Quanto produce ciascuno?
€ 14 milioni divisi per 50 Persone fanno € 280.000 a testa.
La media del settore, secondo i dati ISTAT sulla fabbricazione di macchinari, sta sotto: tra € 231.000 e € 264.000. Non devono recuperare terreno sui concorrenti, perché sono già davanti. È il motivo per cui l’imprenditore è convinto che vada tutto bene.
2- Quante Persone servono per il fatturato nuovo, se nulla cambia?
€ 17 milioni divisi 280.000 fanno 61. Sono 11 in più di quelle che ha: le 6 che sta cercando, più altre 5 che ancora non sa di dover cercare.
3- Quante Persone servirebbero se ciascuno producesse un po’ di più?
Basta il 12% a testa: da € 280.000 a € 313.600. A quel punto servono 54 Persone. Sono 4 in più, non 11.
Il salto di produttività vale più di qualsiasi ricerca di personale
Restano comunque 4 Persone da scegliere, inserire e portare a produrre. Chi lo fa, in quell’azienda? Nessuno. Le ultime arrivate hanno imparato in 6 mesi che lì si ottiene chiedendo, non facendo. Le migliori tra loro se ne sono già andate. Per renderle del tutto autonome servono altri 6 mesi, almeno 12 per un manutentore che segue i clienti esteri.
Il conto non dice che il problema sparisce. Dice che i problemi sono due: quante Persone servono e cosa succede a quelle che entrano.
Tra la prima strada e la seconda ne ballano 7.
Nel settore della metalmeccanica un dipendente costa all’azienda circa € 59.000 l’anno: non lo stipendio lordo, il costo pieno con contributi e accantonamenti.
7 dipendenti x € 59.000 fanno € 413.000. Non è un risparmio una tantum, ma una cifra che torna ogni anno, finché quel fatturato resta.
7 dipendenti che non deve cercare in un mercato dove i tecnici non si trovano.
Quel +12% di produttività non lo ottieni chiedendolo in riunione: arriva quando qualcuno mette i responsabili nella condizione di far lavorare gli altri.
In un semestre di lavoro, in fasi validate una per una, ho installato il protocollo Zero Alibi. In quell’azienda è cambiato questo:
- ogni ruolo ha un perimetro scritto. Chi guida gli altri ha “far lavorare gli altri” dentro la descrizione del proprio ruolo, non come dote personale;
- i responsabili hanno 3 strumenti uguali in tutti i reparti:
- il colloquio di allineamento,
- l’obiettivo con il criterio che dice quando è raggiunto,
- il riscontro periodico;
- le competenze sono mappate e ogni fase critica ha una seconda Persona pronta o in addestramento;
- esistono livelli e criteri di progressione scritti, che valgono anche per i nuovi da inserire e rendono l’azienda coerente con la norma sulla trasparenza salariale mentre le altre corrono ai ripari;
- le decisioni sul personale non tornano più sul tavolo del titolare.
Smettere di ricevere una moltitudine di richieste individuali è la differenza più grande per il titolare.
Le due strade, a 3 anni da oggi
Quel titolare aveva davanti due strade. Le ho viste percorrere entrambe, in aziende diverse. Le stesse due le hai davanti tu.
La prima strada è non fare niente
Assumi le Persone che ti servono. Se il mercato te le dà, le paghi al costo pieno che hai in azienda oggi. Le inserisci affidandole agli stessi responsabili che non hanno strumenti, quindi ciascuno le inserisce a modo suo.
In 6 mesi i nuovi imparano la regola che c’è già: qui si ottiene chiedendo, non facendo. Tra 3 anni hai più Persone, lo stesso sistema di prima e i migliori tra i nuovi hanno già imparato dov’è la porta.
Il fatturato lo fai lo stesso. Il margine no.
La seconda strada è mettere qualcuno a occuparsi delle Persone, anche solo per un periodo
Alle 8:30 sei ancora in azienda, perché ti piace esserci. Alle 9:10 però non risolvi più due cose che non sono tue: le ha già risolte chi doveva. Le decisioni restano dove nascono. Le richieste individuali finiscono, perché esiste un criterio scritto che risponde prima di te.
Il tempo che recuperi non diventa tempo libero, ma lo sposti sulla parte del mestiere che nessuno può fare al posto tuo: guardare un cliente in faccia, capire dove sta andando il mercato, decidere su quale macchina puntare i prossimi 3 anni. Sono le cose che rimandi da mesi.
C’è anche una parte che non si misura. Chi ti sta intorno smette di aspettare il tuo via libera per ogni cosa. Comincia a portarti decisioni già prese invece di domande, entro il perimetro di autonomia che tu hai deciso.
Non è un cambio di ritmo. È un cambio di mestiere: smetti di fare il responsabile meglio pagato dell’azienda e inizi a fare l’imprenditore.
Fare l’imprenditore significa far lavorare gli altri.
Alla fine la differenza tra le due strade è una sola: nella prima non decide nessuno, quindi le cose finiscono per decidersi da sole.
«Con la mia dimensione non ho volume per un responsabile del personale»
Questa obiezione la sento ogni volta.
1- Il costo lo stai già pagando
Non stai decidendo se aprire una voce di spesa. Stai decidendo chi la paga. Oggi la paghi tu, in ore e inefficienze che non compaiono in nessun bilancio.
2- Il presidio non lo misuri dalle ore di presenza, ma dal ritmo che riesce a dare
Quanto? Lo detta il numero di dipendenti: in media un giorno a settimana, meno se l’organico è più piccolo, di più se è più grande. Un giorno stabilito, con un’agenda già condivisa e la verifica di quanto era stato deciso la volta prima, produce più di una presenza quotidiana senza metodo.
Il mio lavoro non sono le tue 50 Persone una per una, ma i 5 o 6 che decidono come lavorano gli altri. Sono loro che poi presidiano il resto della settimana, sapendo che qualcuno tornerà a chiedere conto.
Il conto lo fai da solo: 45 giornate l’anno per costruire strumenti che 5 responsabili useranno 220 giorni ciascuno.
3- Il responsabile del personale non è obbligatorio che rimanga per sempre
Installa gli strumenti e forma la Persona interna che prenderà il posto, quando i numeri lo giustificano. C’è anche un vantaggio che uno interno non ha: chi arriva da fuori può dire al tuo miglior capoturno che sta gestendo male il reparto. Uno che dipende da te ci pensa due volte. Non è questione di coraggio, è questione di posizione.
Come funziona nel concreto questo tipo di presidio l’ho descritto nell’articolo gestione delle Persone affidata a un professionista esterno.
Fai il conto delle settimane che regali oggi
Nell’azienda del caso studio le 7 Persone erano nascoste nel modo di lavorare. Nella tua sono nascoste nell’agenda: la tua e quella di ogni Persona che guida un reparto.
Da domani mattina tieni un foglio sulla scrivania. Ogni volta che ti siedi a fare qualcosa, rispondi a questa semplice domanda: «questa cosa la poteva fare un mio dipendente? Sì o no». Non giudicare, non giustificare. Segna e vai avanti.
Venerdì conta i sì e conta le ore.
Ad esempio, se fanno 2 ore al giorno diventano 10 ore a settimana. Per 45 settimane fanno 450 ore. Sono 11 settimane lavorative piene in cui hai fatto il lavoro dei tuoi dipendenti, che già paghi.
11 settimane. Un quarto del tuo anno buttato con sole 2 ore al giorno.
Pensi che non ti serva un responsabile del personale, ma servano Persone in produzione. Eppure se quelle 11 settimane tornassero al loro posto, se lo stesso accadesse per ciascuno dei tuoi responsabili, di Persone in produzione te ne servirebbero la metà.
Quello che chiami costo adesso lo puoi guardare in faccia. È la misura di quanto tempo hai dedicato a spegnere incendi invece di costruire.
Un responsabile del personale, anche un solo giorno a settimana, serve a restituirti quelle settimane così che tu le renda produttive.
Le matite hanno un responsabile. Il tuo costo più grande no
In azienda hai qualcuno che si occupa di comprare le matite. Ordine di acquisto, tre preventivi, una firma per presidiare un investimento da 12 centesimi.
Del costo del tuo personale non si occupa nessuno. È la voce più grande del conto economico dopo i materiali. In media pesa il 20% del fatturato. In un’azienda sana resta tra il 15% e il 25% (fonte: Unioncamere-Mediobanca, 2025): oltre quel limite l’incidenza può diventare critica, senza che nessuno se ne accorga finché non lo dice il margine.
Il conto lo puoi fare adesso: costo del personale diviso fatturato. Se supera il 25%, quella voce ti sta già erodendo il margine mentre nessuno la presidia.
Nessun preventivo, nessun criterio scritto, nessuna firma. Decide chi capita, quando capita, mentre fa altro.
Le matite hanno un responsabile. La voce di spesa più grande della tua azienda no.
Quel titolare, davanti al capo reparto che ha in azienda da 15 anni, ha detto: «Cosa vuoi farci.» Era il suo modo di arrendersi.
Tu, sulla voce più grande del tuo bilancio, cosa fai?
La lasci ancora senza nessuno che la presidi?
Fai i tuoi conti, veri, senza barare.
I numeri, io li guardo in faccia dal 1993, anche quando fanno male.
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Libri che ho scritto
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Paolo Balestra · senior HR Manager
Costruisco organizzazioni a prova di alibi in cui la produttività e il benessere sono in armonia.
Da “non è colpa mia” a chi – fa cosa – come – entro quando, ivi comprese le relazioni sindacali.
Puoi apprendere molto da ciò che accade in aziende come la tua.
Scrivere non è il mio mestiere, ma lo faccio ugualmente per condividere la mia esperienza.




