La prosperità delle imprese grazie al metodo Intelligenza Aziendale e alla cultura Zero Alibi

Radio Canale Itala intervista Paolo Balestra hr business partner

Intervistatore:
Paolo Balestra è un HR Business Partner differente da tutti gli altri.
In particolare parleremo del metodo che ha ideato: Intelligenza Aziendale.
Ma prima di descrivere di cosa si tratta, spiegaci il tuo percorso: da quanto sei nel mondo delle aziende e cosa fai?

Da quanto tempo sei nel mondo delle aziende, per fare cosa?

Mi occupo di imprese dal 31 marzo 1993, quando dopo il congedo dal servizio militare obbligatorio ho dato vita alla mia prima impresa. Poi, negli anni, ne ho costituite altre due in ambiti e mercati differenti.

Questo percorso mi distingue da ogni altro consulente aziendale perché prima di mettere le mie competenze a disposizione di imprenditori, dirigenti e manager, sono stato io stesso imprenditore, dirigente e manager, guidando squadre fino a 40 Persone a mio diretto riporto.

Inoltre ho esercitato il ruolo di dirigente politico sindacale (sindacalista) affrontando per 15 anni (dal 2004 al 2019) ogni tipo di crisi e trasformazione d’impresa, gestendo le relazioni con le istituzioni e, ovviamente, con un cospicuo numero di lavoratori che ha raggiunto l’apice di 4.107 quando ho avuto la responsabilità per i settori del terziario, terziario avanzato, turismo e servizi nei nove comuni della Bassa Romagna (Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Conselice, Cotignola, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda e Sant’Agata sul Santerno) in provincia di Ravenna.

Intervistatore:
Di cose ne hai viste e sentite. Presentaci questo metodo Intelligenza Aziendale. Di cosa si tratta?

Presentaci il metodo Intelligenza Aziendale

A differenza di altre metodologie che nascono principalmente negli USA e che sono poco applicabili alle nostre imprese per diversa cultura e dimensioni, Intelligenza Aziendale nasce nelle PMI italiane per le PMI del nostro territorio.

Dall’osservazione di quello che funziona realmente in azienda scaturisce l’unicità del metodo stesso, che unisce la gestione del personale con i processi aziendali e con le prestazioni.

Processi, Persone e Prestazioni sono i tre elementi cardine della metodologia, ai quali – nel 2020 – ho aggiunto un quarto elemento: il Perché.

Questi quattro elementi, che ho chiamato le quattro anime di ogni impresa, una volta attivate garantiscono la prosperità dell’impresa stessa e di chi vi lavora, imprenditore compreso.

Quali dimensioni hanno le imprese con cui lavori?

Il metodo Intelligenza Aziendale funziona indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa, rendendolo applicabile a qualsiasi azienda.

Se usiamo il numero di dipendenti come parametro, ho applicato il metodo Intelligenza Aziendale in aziende da 10 a 976 dipendenti. La solidità dimostrata in oltre 300 imprese di ogni settore lo rende una scelta affidabile e sicura.

Intervistatore:
Come vengono analizzati i punti di forza e le criticità di un’azienda per costruire il giusto percorso di crescita?

Come vengono analizzati i punti di forza e le criticità di un’azienda per costruire il giusto percorso di crescita?

Il metodo Intelligenza Aziendale si articola in soli tre passaggi.

1- Indaga: comprendere dove si trova l’azienda è fondamentale per costruire un percorso realistico. La prima fase consiste in un’indagine rapida della situazione attuale.
È un bagno di realtà e consapevolezza realizzato con strumenti specifici, che a volte restituisce un momento di dolore necessario, altre volte stupore.

2- Immagina: il secondo passaggio consiste nel descrivere in modo chiaro e dettagliato la situazione desiderata, non come obiettivo a tendere, ma come risultato.
Qui emergono le caratteristiche complete di ciò che l’imprenditore, il dirigente o il manager vuole ottenere, sia che riguardi tutta l’impresa oppure un singolo reparto.

3- Intervieni: nella terza e ultima fase colmiamo la distanza tra la situazione attuale e la situazione desiderata, realizzando un piano d’azioni credibile quanto flessibile. I piani rigidi non hanno nessuna utilità.

I tre passaggi sono semplici e rapidi.
Ciò che fa davvero la differenza non è la consapevolezza del punto di partenza, né le caratteristiche del punto di arrivo, né il percorso per arrivarci. Quello che conta davvero sono le azioni pratiche durante il percorso.

Una delle frasi più importanti del libro Intelligenza Aziendale è “ama il processo“. Ossia: ama ciò che fai quotidianamente per avanzare dalla situazione in cui ti trovi a quella desiderata. Solo mettendo attenzione alle azioni pratiche ti sarà possibile raggiungere ciò che desideri.

Intervistatore:
Tre step. Intelligenza Aziendale è anche il nome del tuo primo libro. Ti piace molto divulgare e sei molto attivo su questo versante. Concentriamoci su questo primo libro dove si parla di “potenziale inespresso”. Qual è il messaggio chiave che deve arrivare?

Quando si parla di “potenziale inespresso”, qual è il messaggio chiave che deve arrivare?

Dal 1993 ho visto, affrontato e superato di tutto all’interno delle imprese.

Il potenziale è ciò che l’impresa potrebbe realizzare ma non riesce, perché rimane imprigionato da qualche parte.

Alcuni esempi:

1- Il potenziale è imprigionato nella testa di qualcuno che non condivide il proprio sapere con gli altri. Questa Persona diventa un collo di bottiglia o un centro occulto di potere, celando informazioni preziose.

Io non appartengo alla scuola di pensiero secondo cui “tutti devono sapere tutto”. Appartengo a quella dove, in base al ruolo o all’incarico, le Persone hanno a disposizione le informazioni necessarie per svolgere al meglio quel compito.

2- Il potenziale è imprigionato in processi aziendali che non esistono, sono farraginosi oppure non sono adeguatamente documentati. In questi casi l’azienda fatica a ottenere i risultati che merita perché le sue prestazioni sono al di sotto dell’ottimale.

L’azienda ha la responsabilità di definire le buone pratiche in modo chiaro, trasparente e puntuale, stabilendo i propri standard di lavoro.

Queste buone pratiche, unite ai comportamenti delle Persone, a loro volta coerenti con i valori aziendali, collegano ciò in cui le Persone credono al modo in cui lavorano.

Intervistatore:
Analizzando quello che ci stai dicendo quanto contano comunicazione, inclusione e benessere (wellness) nel rafforzare la leadership aziendale?

Quanto contano comunicazione, inclusione e benessere nel rafforzare la leadership aziendale?

È una domanda articolata. Procedo per punti, vista la quantità di argomenti collegati.

Partendo dalla leadership, una delle frasi che ripeto spesso ai clienti è: “Le Persone non scappano dalle aziende, scappano da altre Persone con le quali non si trovano in sintonia.”

Per esprimere una buona leadership a ogni livello – imprenditori, dirigenti, manager e chiunque abbia a che fare con le Persone – deve ricordare che le Persone non vanno gestite, ma guidate.

Guidare le Persone è strettamente collegato al punto seguente, ossia al modo in cui avviene la comunicazione con la squadra: chiara, semplice, empatica, senza giri di parole, diretta al punto e, soprattutto, al servizio degli altri.

L’obiettivo profondo è far sentire al team che il manager è al loro servizio. Questo è un ottimo modo per esercitare la propria leadership e allo stesso tempo delegare in modo appropriato.

Quanto all’inclusione: al contrario dell’opinione dominante, la penso diversamente. Dico “no all’inclusione di chiunque, a prescindere”.

L’inclusione avviene a condizione che le Persone si rispecchino nei valori aziendali. Una volta chiariti i valori, è importante usarli come filtri per attrarre solo Persone in sintonia con essi.
Altrimenti, prima o poi – ed è solo questione di tempo – ci saranno grossi problemi da gestire.

Di solito, il processo di onboarding – per trovare e inserire nuovo personale in azienda – privilegia le competenze tecniche. Questo è un limite da superare perché, così facendo, l’impresa rischia di far entrare Persone con cui non c’è, né ci potrà essere sintonia.

Non serve citare studi sul benessere aziendale. Ce ne sono a dismisura e tutti convergono su un fatto: le Persone sono “progettate” per stare bene.
Il benessere ha a che fare con la sfera emotiva e ognuno ha una propria idea di cosa lo fa stare bene.

Non possiamo dare per scontato che una certa idea di benessere corrisponda a quella dei dipendenti. Quando mi occupo di benessere aziendale, il primo passo è chiarire cosa si intende.

A scanso di equivoci, i buoni pasto o i buoni carburante che molti contratti di lavoro riconoscono come benessere – per quanto utili – non rispondono all’idea profonda che le Persone hanno del proprio benessere lavorativo o familiare.
Di solito viene di solito collegato al welfare contrattuale. Tuttavia, un welfare efficace parte dall’indagine:
capire cosa è davvero importante per far star bene le Persone, dal loro punto di vista, e con esse la produttività aziendale, aiuta a scoprire le leve giuste per liberare quel potenziale inespresso.

Grazie a queste giuste leve, le Persone si sentono ancora più parte dell’azienda: da un lato una responsabilità in più, dall’altro lato si sentono parte di qualcosa di più grande.
Sono Persone che indossano volentieri la “maglietta” dell’azienda e non riescono a immaginarsi altrove. Se qualcuno storcesse il naso, sarebbe già un indicatore.

Quando le Persone stanno bene è perché l’azienda crea l’ambiente giusto. In questo modo cambia tutto. Troppo spesso le imprese si concentrano sull’attrarre nuovi talenti, ma la priorità è trattenere – facendoli star bene – quelli che fanno già parte dell’organico. In questo modo, loro sono i primi portavoce del messaggio aziendale. Messaggio che deve risultare coerente sia verso l’esterno che verso l’interno.
Altrimenti si crea una distonia che fa perdere reputazione sia all’impresa, sia a chi la guida.

Intervistatore:
Un’ultima curiosità sull’evoluzione tecnologica: quali sono le sfide principali che le imprese affrontano?

Quali sono le sfide principali che le imprese affrontano sull’evoluzione tecnologica?

La principale sfida riguarda il rapporto con il cambiamento. A molti piace fare quello che hanno sempre fatto. Ma per restare sul mercato generando valore, bisogna adeguarsi ai cambiamenti che il mercato impone. I tempi oggi sono molto più rapidi di una volta.

Partiamo dalle basi: processi chiari e definiti.
Le Persone sanno che “qui, in questa azienda, si lavora in questo modo, con questa metodologia, con queste buone pratiche”. Tradotto semplice: dobbiamo riuscire a far dire ai dipendenti “noi siamo quelli che… “, e poi per ogni ruolo ciascuno completa la frase.

Secondo passaggio: come le Persone si sentono a proprio agio in azienda. Tratteniamo talenti quando le Persone non riescono a immaginarsi da nessun’altra parte.

Se un’azienda perde un talento, le ragioni possono essere sostanzialmente due. Sulla prima (scelta di vita) non c’è nulla che possiamo fare. Invece, sulla seconda (ambiente, cultura e buone pratiche) possiamo fare tutta la differenza.

Per quanto riguarda gli aspetti culturali lavoro su tre pilastri: responsabilità, rispetto e merito. Sono codificati in una metodologia culturale che ho chiamato Zero Alibi.
Gli alibi di alcune Persone sono un altro freno che impedisce di liberare il potenziale aziendale. Ridurli fino ad abbatterli quanto prima è necessario per creare team affiatati che agiscano come l’impresa si aspetta da loro.

Mettere assieme aspetti tecnici (processi aziendali, prestazioni) e aspetti culturali è il mix che rende unici il metodo Intelligenza Aziendale e la cultura Zero Alibi.
Persone provenienti da qualsiasi parte del mondo, con culture diverse, possono coesistere all’interno della stessa impresa, nel comune interesse.

Cultura ha sempre a che fare con: 1) in cosa credono le Persone, 2) come si comportano concretamente e 3) come si sentono.

Conclusioni

Il compito di Paolo Balestra è aiutare le PMI a raggiungere i loro obiettivi fornendo abilità, strumenti e metodologie alle loro Persone.

Nel ruolo di HR Business Partner rimuove gli alibi, collega la gestione del personale agli aspetti di business e mette l’azienda e le Persone in condizione di prosperare a lungo.

Il primo passo concreto per prosperare è Zero Alibi Tour.

Libri che ho scritto

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Paolo Balestra · senior HR Manager

Costruisco organizzazioni a prova di alibi in cui la produttività e il benessere sono in armonia.

Da “non è colpa mia” a chi – fa cosa – come – entro quando, ivi comprese le relazioni sindacali.

Paolo Balestra autore del protocollo Zero Alibi e del metodo Intelligenza Aziendale